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Sono nata in una sera calda e afosa, per l’esattezza il primo giorno d’estate.
Mia madre aveva il termine i primi di giugno ma io me la sono presa comoda e con molta calma sono venuta al mondo con i miei tempi.
Mia madre simpaticamente me lo rinfaccia sempre. Precedentemente aveva avuto due gravidanze finite male, dunque quando rimase incinta di me, dovette stare a letto per tutta la gestazione. Qualsiasi movimento lei facesse, a me non andava bene.
Secondo me, il modo in cui si nasce dice molto sul nostro carattere.
Infatti sono una persona molto pigra e detesto fare le cose di fretta.
Ho bisogno sempre dei miei tempi e dei miei spazi.
Molte volte mi rinchiudo in me stessa anche se apparentemente non sembra. Dentro di me ho un mondo che nessuno ancora conosce.
Ho una fantasia e un senso dell’immaginazione che va al di la del normale.
La mia creatività nasce nei momenti più inaspettati e “normale” non è mai stata una parola che mi è mai appartenuta.
Sono sempre stata una bambina molto calma e timida, con il crescere ho tirato fuori un carattere un pò più forte portato dalle esperienze che man mano mi forgiavano. Ma ho vissuto sempre sull’ onda del “Keep calm”.
E parlando di creatività per farvi capire un pò di più della mia persona, l’altra sera sono uscita con due mie amiche, una di loro è la mia mentore diventata poi per magia una super amica. Ci si vede di rado ma si rimane comunque molto legate. Siamo andate a mangiare giapponese e mentre ci aggiornavamo sulle nostre novità, sono usciti fuori due o tre racconti di quando eravamo piccole.
Non ci pensavo da molto ma è stato divertente raccontare due o tre storie passate.
Prima storia:
Tema dell’elementari, classico e banale, “Cosa farai da grande?”
Nel tema scrivo che da grande sarei voluta diventare quella che crea la porporina brillantinata, quella che serve per decorare, i banali brillantini.
A scuola, nel pomeriggio, si facevano i compiti e quando si aveva qualche festività vicina si facevano i lavoretti. Dunque giù di colori, porporina, colla vinilica, carta pesta, das….ma io amavo usare solo la porporina. Era come una droga.
La suora (si andavo dalle suore) mi mise uno zero spaccato al tema. Proprio uguale al metodo Montessori. Quella fu una giornata orrenda, non tanto per il voto, ma perchè la suora mi aveva detto che quel lavoro non esisteva, che erano delle macchine a fare tutto e che avrei dovuto scrivere di un lavoro reale come il dottore, il cuoco, la maestra etc…io invece pensavo che ci fossero delle persone che mettessero delle grandi sfere luccicanti in un tritatutto. Aprendo un rubinetto posizionato al di sotto del tritatutto, uscissero questi brillantini che le persone mettevano in dei vasetti e messi in seguito in vendita rendendo felici le bambine come me.
La suora distrusse questo mio grande sogno. Cosi dovetti rifare il tema da capo inventandomi che volevo fare la fioraia. Non presi un voto straordinario, la suora aveva scritto sotto il voto che la mia storia mancava di dettagli e che si notava la mia mancanza di ricerca nello svolgere il tema.
Seconda storia:
Sono sempre io alle elementari. Disegnate una spiaggia. La suora voleva riempire una parete con i nostri disegni, e il tema “Stessa spiaggia stesso mare” evidentemente a loro era caro. Bene. Presi il foglio che era posizionato orizzontale e lo misi verticale. Disegnai una linea a metà. Sopra cielo blu, un blu bello scuro, e inizia a colorare a tratti larghi e lasciando tanti spazi bianchi. Disegnai un’altra linea e la feci di un azzurro chiaro, il mio mare. Idem con il giallo per la spiaggia. Finito di colorare arrivò un altro concione dalla suora. Non ci avevo messo impegno, non dovevo girare il foglio e non dovevo lasciare spazi bianchi. Strappò il foglio.
Tutti  quei “dovevo” erano per me una costrizione. Non potevano pretendere da me e da tutta la clase disegni tutti uguali e perfetti, non eravamo ad un corso di pittura Neo-Rinascimentale. Così ci rimasi malissimo e dovetti rifare il disegno uguale a tutti gli altri, perfettino e colorare tutto all’interno dei contorni senza uscire fuori.
Ne potrei scrivere a migliaia di storie simili a questa. Ma il risultato nel corso degli anni non è mai cambiato.
Nessuno ha mai messo Baby in un angolo.
Ho imparato che qualsiasi cosa io faccia deve piacere a me e così ho continuato.
La mia creatività nessuno l’ha mai più ostacolata.
Ho imparato dai migliori artisti internazionali, leggendo le loro biografie, a non farmi mai abbattere dalle circostanze esterne. Vennero calpestati e derisi ma divennero geni mondiali. Io ovviamente non sono una Fida Kahlo, ma nel mio piccolo ho avuto le mie soddisfazioni che porto avanti tutt’ora.
Sono nata in ritardo perchè non ero pronta, perchè per venire al mondo ci vuole coraggio e pazienza, ci vogliono un fegato e un cuore enormi. E devi essere pronto a qualsiasi delusione.
Io avevo bisogno di tempo.
E nella vita avrò sempre bisogno di tempo.
Per pensare.
Per prendere una decisione.
Per poter lasciare andare.
E di coraggio nel colorare fuori dagli schemi.

 

 

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