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Quando ero piccola mio padre era bravo a far entrare terrore in casa nostra.
Non è mai stato violento con me, le mie sorelle e mio fratello, ma con mia madre invece sì.
Se tutti gli altri lo odiavano per la situazione difficile in cui ci faceva vivere, io ero quella che all’inizio provava rabbia, delusione e poi perdonava. Lo vedevo piangere ogni volta in un angolo, come fanno i coccodrilli. E io andavo lì, piano piano ad asciugare le lacrime ipocrite. Si svegliava la mattina dopo, come se nulla fosse successo, ed io ero lieta che fosse sorto il sole. Durante la giornata era il papà dell’anno. Era quello che mi faceva ridere, divertente con tutti e buono. Sapeva in cuor suo di aver sbagliato e io vedevo nei suoi occhi la promessa che non l’avrebbe fatto ancora. Ma tra il dire e il fare…
Mi comprava le bolle. Le bolle di sapone. Avevo iniziato ad adorarle. Me le comprava dopo ogni nottata insonne fatta di urla e paura. La mia camera era immersa da tubetti di queste fantastiche bolle di sapone.
Così durante la notte, quando finiva la baraonda, io mi mettevo le cuffie alle orecchie, le Spice Girls a tutto volume, aprivo il mio tubetto di sapone liquido e soffiavo…soffiavo via tutto. La tensione, la paura, la rabbia e man mano anche la speranza che avevo nell’uomo che amavo di più al mondo.

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